Lo svolgimento completo e commentato della simulazione di Prima Prova di Italiano 2026 (Tipologia B) sul testo di Giovanni Lo Storto e il life-large learning.
Hai bisogno di un aiuto per prepararti alla Maturità? In questo articolo trovi lo svolgimento completo della simulazione di Prima Prova di Italiano 2026 per la Tipologia B.
Analizziamo nel dettaglio il testo argomentativo di Giovanni Lo Storto, concentrandoci in particolare sulla comprensione del testo e sull'analisi dell'antitesi richiesta dal quesito.
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Quesito 4
PROPOSTA DI SOLUZIONE — Prima Prova di Maturità
Materia: Italiano 2026
La prova richiede l'analisi e la comprensione di un testo argomentativo di Giovanni Lo Storto, incentrato sull'impatto delle nuove tecnologie sui processi di apprendimento e sulla necessità di superare i modelli formativi tradizionali in favore del life largelearning. Il quesito in esame si concentra sull'individuazione e sull'analisi delle posizioni contrarie alla tesi principale dell'autore, esposte nella parte conclusiva dell'articolo.
4. Individua l'antitesi citata dall'autore, cioè la posizione di coloro che criticano il cambiamento indotto dalle macchine e sono nostalgici del passato.
L'antitesi alla tesi principale di Lo Storto emerge chiaramente nella parte finale del testo (r. 60-62), dove l'autore individua la posizione di chi si oppone all'inevitabile accelerazione tecnologica. Si fa esplicito riferimento a «Troppi guru alla moda» che «biasimano il cambiamento» e a «qualche ideologo» che «si illude di rallentarlo». Questa fazione critica e nostalgica del passato viene descritta come ostinatamente impegnata in un «grottesco braccio di ferro Homo Sapiens contro i Robot» (r. 61-62).
Si noti l'uso dell'aggettivo «grottesco», impiegato dall'autore per delegittimare tale atteggiamento di chiusura: opporsi all'innovazione o sperare di arginarla è considerato non solo inutile, ma persino ridicolo. L'antitesi si fonda sulla paura dell'alienazione e sulla convinzione che le macchine, in particolare l'Intelligenza Artificiale e l'automazione, rappresentino una minaccia diretta all'essenza dell'umanità. Al contrario, Lo Storto confuta questa visione reazionaria sostenendo che la vera difesa contro l'alienazione non risiede nel rifiuto del progresso, bensì in una formazione integrata che unisca la padronanza degli «algoritmi» alla solidità dei «valori umanistici antichi» (r. 62-63).
In un'ottica di attualizzazione e collegamento interdisciplinare, la posizione dei "guru" e degli "ideologi" citati dall'autore richiama storicamente il fenomeno del luddismo ottocentesco, durante il quale i lavoratori distruggevano i macchinari industriali temendo di essere sostituiti. In ambito sociologico e letterario, tale antitesi riflette in modo paradigmatico la dicotomia teorizzata da Umberto Eco nel celebre saggio Apocalittici e integrati (1964): i nostalgici descritti da Lo Storto incarnano perfettamente la figura degli "apocalittici", i quali rifiutano a priori i nuovi mezzi tecnologici e di comunicazione, considerandoli portatori di un'inevitabile decadenza antropologica e culturale.
Quesito 2
PROPOSTA DI SOLUZIONE — Prima Prova di Maturità
Materia: Italiano (2026)
Il testo proposto, tratto da un articolo di Giovanni Lo Storto, affronta il tema dell'impatto delle nuove tecnologie sulla società contemporanea e, in modo particolare, la necessità di ripensare radicalmente il sistema formativo e scolastico. La prima parte della prova, dedicata alla comprensione e all'analisi del testo, mira a verificare la corretta ricezione delle premesse argomentative dell'autore, focalizzandosi sulla rapidità del mutamento tecnologico e sulle sue conseguenze pratiche ed esistenziali. Di seguito si propone lo svolgimento del secondo quesito.
2. Spiega come, secondo l'autore, la velocità con cui le nuove tecnologie stanno trasformando il mondo abbia un impatto dirompente sulle nostre vite.
- Secondo l'autore, la rapidità dell'evoluzione tecnologica nel XXI secolo è tale da "flettere le radici", arrivando a modificare in profondità le nostre "più antiche realtà e identità" (rr. 3-4). Per avvalorare l'entità di questo fenomeno, Lo Storto ricorre alla massima dell'imprenditore australiano Graeme Wood: «Il cambiamento non è mai stato così veloce e non sarà mai più così lento» (rr. 6-7). Questa citazione funge da perno argomentativo per sancire l'irreversibilità e l'accelerazione esponenziale del progresso, il quale non ammette più le tempistiche dilatate del passato.
L'impatto dirompente di tale velocità si manifesta innanzitutto nella quotidianità materiale. L'autore elenca una serie di dispositivi ormai d'uso comune che hanno alterato le nostre abitudini, dallo "smartphone al termostato intelligente", fino all'"auto a guida autonoma" (rr. 8-9). Il contrasto tra il passato recente e il presente è reso evidente attraverso l'esempio della fruizione cinematografica: se un tempo noleggiare una videocassetta della saga di «Guerre stellari» appariva come "roba da pionieri", oggi si ha accesso a un'intera cineteca con "un paio di click" (rr. 9-11), annullando di fatto le distanze spaziali e temporali, come dimostrano anche le riunioni in remoto e le chat globali.
Tuttavia, si osserva che la trasformazione non si limita all'aspetto materiale, ma investe intimamente "i movimenti, i sentimenti e le relazioni, personali e pubbliche" (rr. 13-14). I confini geografici e sociali, un tempo rigidi e rassicuranti (esemplificati dalla figura del contadino del Novecento che trascorreva l'intera esistenza nella medesima fattoria), sono divenuti "labili ed effimeri" (r. 16). Di conseguenza, l'impatto più profondo si registra sulla struttura stessa dell'esistenza umana: i ritmi di vita tradizionalmente scanditi in fasi nette e sequenziali ("studio, lavoro fisso, ferie, pensione") si dissolvono "inesorabilmente" (rr. 23-24). L'individuo è dunque costretto a un aggiornamento continuo, poiché persino i mestieri più tradizionali richiedono "ogni anno nuove mansioni e conoscenze" (r. 26).
Si noti, in sede di contestualizzazione, come questa riflessione si inserisca perfettamente nel dibattito sociologico contemporaneo relativo alla "società liquida" teorizzata da Zygmunt Bauman. Come evidenziato nel testo, il venir meno di strutture sociali solide e la velocità inarrestabile dei cambiamenti tecnologici costringono l'individuo a una continua ridefinizione di sé, rendendo obsoleti i vecchi paradigmi formativi e imponendo una flessibilità esistenziale e lavorativa senza precedenti.
Quesito 3
PROPOSTA DI SOLUZIONE — Tipologia B di Maturità
Materia: Italiano 2026
La prova richiede la comprensione e l'analisi di un testo argomentativo tratto da un articolo di Giovanni Lo Storto, incentrato sull'impatto delle innovazioni tecnologiche e sulla conseguente necessità di ripensare radicalmente i paradigmi del sistema educativo. Il quesito in esame richiede di analizzare nello specifico i due nuovi modelli formativi proposti dall'autore per far fronte alla rapidità dei mutamenti contemporanei.
3. Perché per l'autore il lifelong learning e life largelearning cambiano il modo in cui si apprende e ci si deve formare?
Secondo l'autore, i due modelli del lifelong learning e del life largelearning scardinano il paradigma educativo tradizionale, basato su un periodo di studio "circoscritto" (r. 25) e su un trasferimento passivo di conoscenze "dall'alto di un docente" (r. 38). Questi nuovi approcci cambiano radicalmente la formazione agendo su due direttrici complementari: il tempo e lo spazio dell'esperienza.
Il primo modello, il lifelong learning, risponde all'esigenza imposta dalla "velocità del mutamento" (r. 2) tecnologico e sociale. Poiché i mestieri tradizionali richiedono "ogni anno nuove mansioni e conoscenze" (r. 26), la formazione non può più esaurirsi negli anni scolastici e accademici. Essa deve trasformarsi in un processo continuo, volto a "imparare nuovi saperi lungo tutta la vita" (r. 34). L'individuo, di conseguenza, cessa di essere uno studente a tempo determinato per evolversi in un "apprenditore permanente" (rr. 38-39), capace di un aggiornamento costante per non restare escluso dal mercato del lavoro.
Il secondo modello, il life largelearning, agisce invece in senso spaziale ed esperienziale. Esso impone di "allargare" (r. 36) la formazione ben oltre i confini fisici e simbolici di "banchi, lavagna, cattedra" (r. 31), abbracciando "ogni occasione di apprendimento che ci capita" (rr. 36-37). Questo approccio cambia il modo in cui ci si forma perché spinge i giovani a uscire dalla propria "zona comfort" (r. 48) e a "sporcarsi le mani" (r. 49) in contesti inusuali ed eterogenei, come un orto condiviso, il volontariato con ragazzi autistici o l'insegnamento in un carcere (rr. 43-45). In questo modo, l'apprendimento diventa un'esperienza sul campo che sviluppa l'empatia e l'umanità, permettendo di coniugare la padronanza degli "algoritmi" con i "valori umanistici antichi" (rr. 62-63).
Per sintetizzare la destrutturazione del modello classico in favore dei due nuovi paradigmi proposti dall'autore, si propone il seguente schema concettuale:
mindmap
root((Evoluzione
dell'Apprendimento))
Modello Tradizionale
Tempo circoscritto
Luoghi fisici chiusi aule
Nozioni calate dall'alto
Lifelong Learning
Dimensione temporale
Apprendimento continuo
Aggiornamento costante
Life Largelearning
Dimensione esperienziale
Contesti inusuali e volontariato
Integrazione algoritmi e umanesimo
In sintesi, questi due modelli cambiano la formazione rendendola ininterrotta nel tempo (lifelong) e pervasiva nello spazio sociale (life largelearning). In un'ottica di attualizzazione, si osserva come questa visione si ricolleghi profondamente al pensiero del sociologo Zygmunt Bauman: in una "società liquida", dove i punti di riferimento e le tecnologie mutano incessantemente, l'unica risposta possibile è una formazione altrettanto fluida. Inoltre, il concetto di life largelearning richiama la necessità di sviluppare una "testa ben fatta", per citare il filosofo Edgar Morin, in cui le competenze tecniche (hard skills) si fondono con le competenze trasversali e relazionali (soft skills), garantendo che l'essere umano non resti alienato né subalterno di fronte all'avanzata dell'Intelligenza Artificiale.
Quesito 5
PROPOSTA DI SOLUZIONE — Tipologia B di Maturità
Materia: Italiano 2026
La prova propone l'analisi di un testo argomentativo di Giovanni Lo Storto incentrato sulla necessità di ripensare i modelli educativi di fronte alla rapidità delle trasformazioni tecnologiche. L'autore contrappone la rigidità della formazione tradizionale all'esigenza di un apprendimento continuo e diffuso, sottolineando l'importanza di coniugare competenze digitali e valori umanistici per preservare l'identità umana nell'era dell'automazione.
5. Qual è il senso dell'ultima frase del testo, in rapporto alle grandi trasformazioni provocate dalla tecnologia anche nei vissuti individuali?
L'ultima frase del testo, «Ed è forse una chance per mantenere salde nelle nostre mani le chiavi dell'amore» (r. 63-64), costituisce il culmine argomentativo della riflessione di Lo Storto e racchiude il senso profondo della sua proposta pedagogica. Per comprenderne appieno il significato, occorre porla in stretta correlazione con l'affermazione immediatamente precedente, in cui l'autore definisce l'essenza del life largelearning come la capacità di «formare giovani a proprio agio con gli algoritmi come con i valori umanistici antichi» (r. 62).
L'autore osserva che lo sviluppo tecnologico non si limita a modificare le dinamiche lavorative o produttive, ma muta radicalmente «la vita, i movimenti, i sentimenti e le relazioni, personali e pubbliche» (rr. 13-14). Di fronte all'avanzata di «Intelligenza artificiale, automazione, robotica, machine learning» (rr. 51-52), il rischio concreto per i vissuti individuali è l'alienazione (r. 60) e la perdita di ciò che ci distingue in quanto esseri umani. La domanda cruciale, infatti, non è se le macchine proveranno sentimenti, ma se «resteremo in grado di amare noi umani, circondati da macchine onnipotenti» (rr. 56-57).
In questo contesto, le «chiavi dell'amore» assumono un valore metaforico potentissimo: rappresentano l'empatia, l'etica, la sensibilità e la dimensione affettiva, ovvero il nucleo fondante della natura umana. Le grandi trasformazioni tecnologiche tendono a quantificare e automatizzare l'esistenza; per evitare che i vissuti individuali vengano sterilizzati e sottomessi alla logica del calcolo algoritmico, è indispensabile che la formazione non si limiti a fornire nozioni tecniche. Solo integrando la padronanza degli strumenti digitali con la profondità dei «valori umanistici antichi», l'individuo potrà governare la tecnologia anziché subirla. L'amore, inteso in senso lato come cura per l'altro e per la comunità (esemplificato nel testo attraverso il volontariato o l'insegnamento nelle carceri, rr. 44-45), diventa quindi il baluardo contro la disumanizzazione.
flowchart TD
A[Sviluppo Tecnologico e AI] -->|Rischio| B(Alienazione e Disumanizzazione)
A -->|Opportunità| C(Nuovi modelli formativi)
C --> D{Life Largelearning}
D -->|Competenze Tecniche| E[Padronanza degli Algoritmi]
D -->|Radici Culturali| F[Valori Umanistici Antichi]
E --> G((Mantenere le chiavi dell'amore))
F --> G
G -->|Risultato| H[Governo umano della tecnologia]
In un'ottica di attualizzazione, la riflessione di Lo Storto si inserisce a pieno titolo nel dibattito contemporaneo sul cosiddetto "Umanesimo digitale". L'esigenza di non smarrire le "chiavi dell'amore" richiama le preoccupazioni già espresse dalla letteratura distopica del Novecento – si pensi alla soppressione dei sentimenti in Il mondo nuovo di Aldous Huxley o in 1984 di George Orwell, in favore di un'efficienza di sistema – ma le cala nell'odierna rivoluzione dell'Intelligenza Artificiale generativa. Oggi, la sfida posta dall'autore trova riscontro nella necessità di sviluppare non solo competenze STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), ma anche la cosiddetta "intelligenza emotiva" teorizzata da Daniel Goleman. Solo un'educazione che coltivi il pensiero critico e l'empatia permetterà alle future generazioni di utilizzare le macchine come estensione delle proprie capacità, garantendo che il progresso tecnologico rimanga sempre al servizio della dignità e della dimensione affettiva dell'essere umano.
Tipologia B
PROPOSTA DI SOLUZIONE — Prima Prova di Maturità
Materia: Italiano 2026
La prova richiede l'analisi e la produzione di un testo argomentativo (Tipologia B) a partire da un articolo di Giovanni Lo Storto, intitolato Le nuove vie dell'apprendimento. La prima parte della prova è incentrata sulla comprensione degli snodi argomentativi dell'autore in merito all'impatto delle tecnologie sull'istruzione; la seconda parte richiede la stesura di un saggio in cui il candidato esponga la propria tesi sulle nuove modalità di apprendimento e sul rapporto tra umanesimo e innovazione digitale.
Comprensione e analisi
1. Riassumi il testo, evidenziando la tesi dell'autore e gli argomenti che usa per sostenerla.
Il testo in esame affronta il tema della rapida evoluzione tecnologica e delle sue inevitabili ricadute sul sistema educativo. La tesi centrale dell'autore è che la scuola e l'università debbano abbandonare la loro tradizionale "lentezza" per adeguarsi a un mondo in cui i confini professionali e sociali sono diventati fluidi. Per sostenere tale tesi, Lo Storto argomenta che l'istruzione non può più limitarsi a un periodo circoscritto della vita, ma deve declinarsi in due nuovi modelli: il lifelong learning, ovvero l'apprendimento continuo necessario per restare al passo con le nuove mansioni lavorative, e soprattutto il life largelearning. Quest'ultimo costituisce l'argomento cardine del testo: un invito a espandere la formazione oltre le aule, abbracciando esperienze eterogenee (dal volontariato al lavoro sul campo) per sviluppare quell'empatia e quell'umanità che permetteranno all'uomo di governare l'Intelligenza Artificiale senza esserne alienato.
2. Spiega come, secondo l'autore, la velocità con cui le nuove tecnologie stanno trasformando il mondo abbia un impatto dirompente sulle nostre vite.
Secondo l'autore, la velocità del mutamento tecnologico ha un impatto dirompente poiché "flette le radici" e scardina identità e realtà un tempo considerate immutabili. Lo Storto illustra questo concetto attraverso esempi tratti dalla quotidianità: la transizione dal noleggio delle videocassette alle cineteche digitali accessibili con un "paio di click", la domotica dei "termostati intelligenti", fino alle riunioni a distanza e alla telemedicina. Citando l'imprenditore Graeme Wood («Il cambiamento non è mai stato così veloce e non sarà mai più così lento»), l'autore sottolinea come i confini spaziali e temporali, un tempo rigidi (come la vita del contadino del Novecento), siano oggi diventati "labili ed effimeri", dissolvendo i ritmi definiti della vita tradizionale.
3. Perché per l'autore il lifelong learning e life largelearning cambiano il modo in cui si apprende e ci si deve formare?
I due modelli proposti scardinano l'idea di un'istruzione passiva e limitata nel tempo. Il lifelong learning (apprendimento permanente) risponde all'obsolescenza delle competenze: poiché i mestieri tradizionali richiedono "ogni anno nuove mansioni", lo studio non può più esaurirsi con l'età giovanile. Il life largelearning (apprendimento "largo") interviene invece sullo spazio e sul metodo della formazione: esso trasforma l'individuo in un "apprenditore permanente" che non riceve più la conoscenza solo "dall'alto di un docente". Questo modello impone di uscire dalla propria "zona comfort" e di "sporcarsi le mani" in contesti multidisciplinari e inusuali, integrando il sapere teorico con l'intelligenza emotiva e sociale.
flowchart TD
A[Nuovi Modelli di Formazione] --> B(Lifelong Learning)
A --> C(Life Largelearning)
B --> D[Dimensione Temporale: Imparare per tutta la vita]
B --> E[Aggiornamento continuo delle competenze]
C --> F[Dimensione Spaziale: Imparare in ogni contesto]
C --> G[Uscita dalla comfort zone]
C --> H[Integrazione di empatia e valori umanistici]
H --> I((Dominio umano sulle macchine))
4. Individua l'antitesi citata dall'autore, cioè la posizione di coloro che criticano il cambiamento indotto dalle macchine e sono nostalgici del passato.
L'antitesi è rappresentata da coloro che l'autore definisce "troppi guru alla moda" e "qualche ideologo". Costoro assumono una posizione di chiusura e biasimo nei confronti dell'innovazione tecnologica, illudendosi di poter rallentare un processo inarrestabile. Lo Storto definisce questa resistenza come un "grottesco braccio di ferro Homo Sapiens contro i Robot", evidenziando l'inutilità di un atteggiamento nostalgico che, anziché fornire ai giovani gli strumenti per comprendere il presente, finisce per appesantire le aule "di paure e fantasmi inutili".
5. Qual è il senso dell'ultima frase del testo, in rapporto alle grandi trasformazioni provocate dalla tecnologia anche nei vissuti individuali?
L'ultima frase («Ed è forse una chance per mantenere salde nelle nostre mani le chiavi dell'amore») sintetizza il fine ultimo dell'educazione contemporanea. In un'epoca dominata da algoritmi e macchine potenzialmente "onnipotenti", il rischio maggiore non è l'inefficienza tecnica, ma l'alienazione e la perdita di ciò che ci rende umani. L'autore sostiene che solo fondendo le competenze digitali con i "valori umanistici antichi" potremo preservare la nostra sfera affettiva e relazionale. L'amore, inteso come massima espressione dell'empatia e della coscienza umana, diventa così il baluardo contro la disumanizzazione tecnologica.
Produzione
La tecnologia come strumento, l'umanità come fine: le nuove frontiere dell'apprendimento
Il ventunesimo secolo ha inaugurato una rivoluzione ontologica prima ancora che tecnologica. L'avvento dell'Intelligenza Artificiale, l'automazione dei settori produttivi e la digitalizzazione del sapere hanno scardinato i paradigmi tradizionali su cui si fondava la società del Novecento. Di fronte a questo scenario, come argomenta lucidamente Giovanni Lo Storto, la formazione non può restare ancorata a modelli statici, ma deve evolversi per evitare che le nuove generazioni vengano travolte da un progresso che non sanno decodificare. Condivido appieno la tesi dell'autore: per non soccombere all'onnipotenza degli algoritmi, è imperativo affiancare alle competenze tecniche una solida base umanistica, trasformando l'apprendimento in un'esperienza continua e trasversale.
Oggi i canali attraverso i quali avviene l'apprendimento si sono moltiplicati, frammentando il monopolio un tempo detenuto dall'istituzione scolastica. Se l'aula rimane il luogo deputato all'acquisizione del metodo e del pensiero critico, l'ecosistema digitale offre un bacino inesauribile di informazioni informali. Nella mia esperienza personale, lo studio tradizionale sui manuali è costantemente integrato dall'uso delle nuove tecnologie. Piattaforme come YouTube o i podcast permettono di approfondire eventi storici o concetti scientifici attraverso linguaggi visivi e narrativi più immediati. Inoltre, l'utilizzo consapevole dell'Intelligenza Artificiale si è rivelato uno strumento formidabile per l'ottimizzazione dello studio: interrogare un software per generare mappe concettuali, riassunti o flashcard interattive permette di testare la propria preparazione in tempo reale, personalizzando i ritmi di apprendimento.
Tuttavia, questa facilità di accesso nasconde insidie profonde. Il rischio, come sottolineano i detrattori del cambiamento, è quello di delegare il nostro pensiero critico alle macchine, abituando la mente a ottenere "tutto e subito" senza il necessario sforzo cognitivo. Un uso passivo e irresponsabile della tecnologia genera fenomeni allarmanti quali la proliferazione di fake news, la creazione di deepfake e la progressiva atrofizzazione delle competenze analitiche. Non è un caso che le istituzioni europee abbiano recentemente varato l'AI Act, una normativa pionieristica volta a regolamentare lo sviluppo dell'Intelligenza Artificiale per tutelare i diritti fondamentali e la privacy dei cittadini. La legge, per quanto necessaria, non è però sufficiente: la vera difesa contro la manipolazione digitale risiede nell'educazione.
È qui che si inserisce la necessità del life largelearning teorizzato da Lo Storto. Saper programmare o utilizzare un software avanzato è inutile, se non addirittura dannoso, se non si possiede la bussola etica per valutarne l'impatto sulla collettività. "Sporcarsi le mani" nel volontariato, interagire con le fragilità sociali, coltivare l'arte e la lentezza sono esperienze imprescindibili per formare individui completi. Solo uscendo dalla bolla digitale e confrontandosi con la materialità del mondo reale si sviluppa quell'empatia che nessuna macchina potrà mai replicare.
Già all'inizio del Novecento, Luigi Pirandello, nel suo romanzo Quaderni di Serafino Gubbio operatore, aveva profetizzato l'alienazione dell'uomo ridotto a mera appendice della macchina da presa, muto e impassibile di fronte alla vita. Oggi, per evitare di diventare, come ammoniva il filosofo Henry David Thoreau, "strumenti dei nostri stessi strumenti", dobbiamo riappropriarci della nostra dimensione valoriale. Formare i giovani al cambiamento non significa abbandonare le consapevolezze del passato, ma utilizzarle come lente d'ingrandimento per leggere il futuro. Solo mantenendo un saldo equilibrio tra il dominio degli algoritmi e la cura dei valori umanistici potremo garantire che la tecnologia resti al servizio dell'uomo, preservando intatte le "chiavi dell'amore" e della nostra inalienabile umanità.
Produzione
PROPOSTA DI SOLUZIONE — Prima Prova (Tipologia B) di Maturità
Materia: Italiano (2026)
Riepilogo della consegna
La traccia richiede la stesura di un testo argomentativo incentrato sulle trasformazioni indotte dalla tecnologia nel campo della formazione. Partendo dalle riflessioni di Giovanni Lo Storto, il candidato deve illustrare i nuovi canali di apprendimento, fare riferimento alle proprie modalità personali di acquisizione delle informazioni e sviluppare una tesi coerente sul rapporto tra innovazione tecnologica, automazione e mantenimento delle prerogative umane e umanistiche.
mindmap
root((La nuova
formazione))
Canali di apprendimento
Formali (Scuola 2.0)
Informali (Web, Social)
Intelligenza Artificiale
Esperienza personale
Ricerca attiva (Motori di ricerca)
Supporto allo studio (Flashcard, Quiz IA)
Informazione (Testate digitali)
Rischi e Tutele
Atrofia cognitiva
Disinformazione e Deepfake
Regolamentazione (AI Act)
Tesi e Soluzione
Life largelearning (Lo Storto)
Integrazione IA e Umanesimo
Dominio critico sulla macchina
Svolgimento della Produzione
Il XXI secolo è segnato da una metamorfosi tecnologica di portata inedita, la cui rapidità, come sottolineato da Giovanni Lo Storto nel suo articolo, "finisce col flettere le radici" delle nostre identità e abitudini. Di fronte a un'automazione che investe ogni settore produttivo e sociale, il sistema formativo tradizionale, storicamente caratterizzato da una rassicurante lentezza, si trova costretto a un radicale cambio di paradigma. La tesi che si intende sostenere in questa sede è che l'adeguamento ai nuovi contesti tecnologici non debba risolversi in una mera rincorsa all'aggiornamento digitale, bensì in una rifondazione dell'apprendimento che integri gli strumenti più avanzati con una solida base critica e umanistica, unica vera difesa contro l'alienazione e la subalternità dell'uomo alla macchina.
Oggi i canali attraverso i quali avviene l'apprendimento si sono moltiplicati, scardinando il monopolio del "luogo sacro dell'istruzione" delimitato da "banchi, lavagna, cattedra". Accanto alla formazione istituzionale, si è imposto un ecosistema digitale ubiquo e ininterrotto. L'acquisizione delle conoscenze transita attraverso piattaforme di e-learning, enciclopedie collaborative, archivi open-source e, più recentemente, sistemi di Intelligenza Artificiale generativa. A livello di esperienza personale, chi scrive constata quotidianamente come il reperimento delle informazioni e lo studio abbiano mutato forma. L'approfondimento di una notizia o di un evento storico non passa più esclusivamente attraverso il manuale cartaceo, ma si avvale di testate giornalistiche digitali, aggregatori di notizie e contenuti multimediali che permettono un'immersione visiva e interattiva nell'argomento. Inoltre, nello studio quotidiano, l'Intelligenza Artificiale si è rivelata un potente strumento di supporto metodologico: se interrogata con consapevolezza, essa permette di rielaborare concetti complessi, generare mappe concettuali, o creare strumenti di autovalutazione attiva, come flashcard e quiz mirati, ottimizzando i tempi di memorizzazione e comprensione.
Tuttavia, l'abbondanza dei mezzi non garantisce di per sé la qualità del fine, e l'accesso illimitato all'informazione nasconde insidie profonde. Il rischio maggiore, che alimenta le paure dei "guru alla moda" citati da Lo Storto, è quello dell'atrofia cognitiva. L'illusione di poter ottenere tutto e subito, delegando il ragionamento all'algoritmo, minaccia di spegnere lo sforzo intellettuale e la capacità di analisi critica. A ciò si aggiungono i pericoli concreti della disinformazione, dei deepfake e della profilazione algoritmica, che rischiano di rinchiudere l'individuo in bolle autoreferenziali. È in questo contesto che si comprende l'urgenza di interventi normativi, come il recente AI Act europeo, volti a regolamentare lo sviluppo tecnologico. Ma la legge, da sola, non basta: la vera tutela risiede nell'educazione.
In perfetta consonanza con l'articolo proposto, emerge la necessità di superare il semplice lifelong learning (l'aggiornamento tecnico continuo) per abbracciare il life largelearning. Formare i cittadini del futuro significa spingerli a "sporcarsi le mani" nella realtà tangibile, affiancando lo studio teorico a esperienze di volontariato, interazione sociale e risoluzione di problemi concreti. Solo calandosi nelle dinamiche umane più complesse e fragili si può sviluppare quell'intelligenza emotiva che nessuna macchina, per quanto avanzata nel machine learning, potrà mai replicare.
In conclusione, la sfida della formazione contemporanea non è una grottesca gara di velocità tra l'Homo Sapiens e i robot, né una sterile resistenza al cambiamento. Si tratta, al contrario, di governare l'innovazione. Per evitare di diventare, come ammoniva il filosofo Henry David Thoreau, "strumenti dei nostri stessi strumenti", la scuola e l'università devono formare individui che siano a proprio agio con i linguaggi di programmazione tanto quanto con i "valori umanistici antichi". Solo mantenendo la centralità dell'essere umano e la sua capacità di provare empatia e amore, la tecnologia smetterà di essere una minaccia onnipotente per trasformarsi nella più straordinaria "cassetta degli attrezzi" a nostra disposizione.
Quesito 1
PROPOSTA DI SOLUZIONE — Prima Prova di Maturità
Materia: Italiano 2026
La prima parte della prova è incentrata sulla comprensione e sull'analisi di un testo argomentativo di Giovanni Lo Storto, tratto dal "Corriere della Sera", avente come oggetto l'impatto dirompente delle nuove tecnologie sui modelli educativi e la conseguente necessità di ripensare i paradigmi della formazione contemporanea.
1. Riassumi il testo, evidenziando la tesi dell'autore e gli argomenti che usa per sostenerla.
Il testo in esame affronta il tema della rapidità del mutamento tecnologico nel XXI secolo e delle sue inevitabili ricadute sul sistema educativo e sociale. L'autore osserva in apertura come le innovazioni digitali (dallo smartphone all'Intelligenza Artificiale) abbiano trasformato radicalmente la quotidianità, il mondo del lavoro e le relazioni umane, rendendo obsoleti i confini geografici e sociali tradizionali. Di fronte a questa accelerazione senza precedenti, la scuola e l'università non possono più permettersi di rimanere ancorate a un sistema "lento" (r. 18) e circoscritto a un periodo limitato della vita.
La tesi centrale di Lo Storto sostiene che, per non essere travolti dall'evoluzione tecnologica e non lasciare "indietro i nostri figli" (r. 20), è indispensabile un radicale "cambio di passo" (r. 30) nel mondo della formazione. L'istruzione deve superare i propri confini spaziali e temporali ("Banchi, lavagna, cattedra non sono più il luogo sacro dell'istruzione", rr. 31-32) per formare individui capaci di coniugare la padronanza tecnica degli algoritmi con la solidità dei valori umanistici.
Per sostenere tale tesi, l'autore articola il suo ragionamento sui seguenti argomenti:
- L'inadeguatezza del modello tradizionale: Il ciclo di vita classico, scandito da ritmi definiti come "studio, lavoro fisso, ferie, pensione" (rr. 23-24), si è dissolto. I mestieri richiedono un aggiornamento costante; pertanto, limitare lo studio a una fase giovanile è un errore strategico che condanna all'obsolescenza professionale e all'alienazione.
- La necessità di due nuovi modelli formativi complementari:
* Il primo è il lifelong learning (r. 34), un concetto ormai consolidato che prevede l'apprendimento continuo di nuovi saperi lungo tutto l'arco della vita, per rispondere alla mutevolezza del mercato del lavoro.
* Il secondo, di natura innovativa, è il life largelearning (r. 35). Esso consiste nell'"allargare" la formazione uscendo dalla propria "zona comfort" (r. 48) per abbracciare esperienze pratiche, multidisciplinari e ad alto impatto sociale (come il volontariato in carcere, il lavoro in un orto condiviso o l'assistenza nei campi profughi). - La salvaguardia dell'umanità come argine all'automazione: L'argomento finale, di natura etico-filosofica, sottolinea che nessun progresso tecnologico può avvenire "a scapito dell'umanità" (r. 51). L'acquisizione di competenze tecniche deve procedere di pari passo con lo sviluppo dell'empatia. Solo mantenendo saldi i "valori umanistici antichi" (r. 63) e imparando a "sporcarsi le mani" (r. 49), l'uomo potrà distinguersi dalle macchine, evitando la diffidenza verso l'Intelligenza Artificiale e mantenendo "salde nelle nostre mani le chiavi dell'amore" (r. 64).
Per visualizzare in modo rigoroso l'architettura logica del testo, si propone il seguente schema della struttura argomentativa:
flowchart TD
A[Premessa: Rapido mutamento tecnologico nel XXI secolo] --> B[Problema: La formazione tradizionale è troppo lenta e circoscritta]
B --> C{Tesi: Necessità di un radicale cambio di paradigma educativo}
C --> D[Argomento 1: Lifelong learning]
C --> E[Argomento 2: Life largelearning]
D --> F[Apprendimento continuo nel TEMPO]
E --> G[Apprendimento trasversale nello SPAZIO e nelle ESPERIENZE]
F --> H[Conclusione: Sintesi tra algoritmi e valori umanistici per non essere alienati dalle macchine e preservare l'umanità]
G --> H
In sede di contestualizzazione, si noti come la riflessione di Lo Storto si inserisca a pieno titolo nel dibattito pedagogico e sociologico contemporaneo. La necessità di superare la frammentazione dei saperi e di unire competenze tecniche e sensibilità umanistica richiama da vicino le teorie del filosofo Edgar Morin su "la testa ben fatta", la quale postula un'educazione capace di interconnettere le diverse discipline per affrontare la complessità del reale, opponendosi a un sapere puramente nozionistico e iper-specializzato.
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